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Racconti – Anton Pavlovič Čechov

A MOSCA, IN PIAZZA DELLA POMPA

❝ C’è una piccola piazza vicino al monastero della Natività, chiamata «della Pompa», o semplicemente «Pompa». Ogni domenica, lì, c’è mercato. Vi brulicano, come gamberi nella rete, centinaia di tulup, di cappotti, di berretti di pelo, di cilindri. Si sente un canto a più voci di uccelli che fa pensare alla primavera. Se splende il sole e nel cielo non ci sono nuvole, il canto e l’odore del fieno si sentono più intensamente, e questo richiamo alla primavera eccita il pensiero e lo trasporta lontano. Una lunga fila di carri costeggia un lato della piazzetta. Sui carri non c’è fieno, non ci sono cavoli, né fave, ma cardellini, lucherini, pettirossi, allodole, merli e tordi, cingallegre e fringuelli. Tutto ciò saltella entro gabbie rudimentali, improvvisate, getta occhiate invidiose ai passeri in libertà, e cinguetta. I cardellini costano cinque copeche; i lucherini sono un po’ più cari; gli altri uccelli hanno i prezzi più svariati.

«Quanto viene un’allodola?»

 

Il venditore stesso non conosce il prezzo della sua allodola. Si gratta la nuca e chiede quanto Dio gli suggerisce in quel momento: un rublo o tre copeche, a seconda del compratore. Ci sono anche degli uccelli cari. Su una sudicia pertica è appollaiato un vecchio merlo scolorito dalla coda spelacchiata. E’ serio, grave e immobile come un generale a riposo. Già da tempo ha fatto una croce sulla sua libertà e già da tempo guarda con indifferenza il cielo azzurro. Deve essere per questa sua impassibilità che passa per un uccello giudizioso. Non si può venderlo per meno di quaranta copeche. Attorno agli uccelli si accalcano, sguazzando nel fango, studenti di ginnasio, artigiani, giovanotti con cappotti alla moda, amatori con berretti logori fino all’inverosimile, con i pantaloni rimboccati, lisi, come rosicchiati dai topi. Ai giovani e agli artigiani si vendono le femmine per i maschi, i giovani per adulti… Non se ne intendono granché di uccelli. L’amatore, invece, non si riesce ad ingannarlo. Lui un uccello lo distingue e lo riconosce da lontano.

«Non c’è nulla di positivo in questo uccello…,» dice l’amatore, esaminando il becco di un’allodola e contandole le penne della coda. «Ora canta, è vero, e con questo? Anch’io mi metto a cantare quando sono in compagnia. No, caro mio, mettiti a cantare senza compagnia, canta da solo, se puoi… E tu tirami fuori quello che se ne sta appollaiato tutto zitto! Dammi quel santarello! Quello tace, di conseguenza è un furbacchione…»

In mezzo ai carri con gli uccelli capitano anche carri con animali vivi di altro genere. Lì potete vedere lepri, conigli, ricci, porcellini d’India, puzzole. Una lepre se ne sta in disparte a masticare paglia dalla disperazione. I porcellini d’India tremano di freddo e i ricci guardano incuriositi il pubblico da sotto i loro aculei.

«Ho letto da qualche parte,» dice un funzionario delle poste dal cappotto stinto, come parlando tra sé, e guardando la lepre con amore, «ho letto che in casa di un certo scienziato un gatto, un topo, un falchetto ed un passero mangiavano dalla stessa scodella.»

«E’ possibilissimo, signore. Perché il gatto era stato picchiato, e al falchetto certamente gli avevano strappato tutta la coda. Non c’è niente di scientifico in questo, signore. Il mio compare aveva un gatto che, scusate, mangiava cetrioli. Gliele aveva suonate per due settimane, finché quello aveva imparato. Una lepre, a picchiarla, riesce anche ad accendere i fiammiferi. Di cosa vi meravigliate? E’ semplicissimo! Mette in bocca un fiammifero e… zac! L’animale è come un uomo. L’uomo, diventa più intelligente a furia di bastonate, e così pure l’animale.»

Tra la folla vanno su e giù delle palandrane con galli e anatre sotto il braccio. Gli uccelli sono tutti magri, affamati. I pulcini sporgono le loro teste brutte e spelacchiate e beccano qualche cosa nel fango. Dei ragazzini con dei piccioni scrutano le vostre facce per cercare di indovinare se siete un amatore di colombi.

«Sissignore! Non avete niente da dire!» grida qualcuno con tono irato. «Guardate, prima, e poi parlerete. E’ forse un piccione questo? Questa è un’aquila, non un piccione!»

Un uomo alto e magro, con fedine e baffi rasati, all’apparenza un cameriere, malato e ubriaco, vende una cagnolina maltese dal pelo bianco come la neve. La vecchia cagnetta guaisce.

«La mia padrona mi ha ordinato di vendere questa porcheria,» dice il cameriere con un sorriso sprezzante, «Ha fatto bancarotta alla vecchiaia, non ha da mangiare e si è messa a vendere cani e gatti. Piange, li bacia sui musi lerci, ma li deve vendere per bisogno. E’ la verità! Comprate, signori! Ci occorrono soldi per il caffè!»

Ma nessuno ride, un ragazzetto gli sta accanto e, socchiudendo un occhio, lo guarda serio, con aria di compassione.

Più interessante di tutto è il reparto dei pesci. Una decina di contadini stanno seduti in fila. Davanti ad ognuno di loro c’è un secchio, e nei secchi c’è un piccolo inferno, Lì, in un’acqua verdastra e torbida, brulicano coracini, cavedini, avannotti, chiocciole, ranocchie, tritoni, grossi scarabei di fiume con le zampe spezzate vanno su e giù per quell’angusta superficie arrampicandosi sulle carpe e scavalcando le ranocchie. Le rane si arrampicano sugli scarabei, i tritoni sulle rane. Creature piene di vitalità! Le tinche verde scuro, essendo i pesci più cari, godono di privilegi: vengono tenute in una vaschetta a parte, dove non è possibile nuotare, ma almeno non si sta tanto stretti…

«Pesce sopraffino, la carpa! Carpe tenute in acqua, che possano crepare! Potete tenerle in un secchio per un anno e son sempre vive! E’ già una settimana che ho preso questi

pesci. Li ho pescati, egregio signore, nella Pererva, e da là sono venuto a piedi. Le carpe a due copeche l’una; le cavedini a tre, e gli avannotti a dieci copeche la decina, che possano crepare! Vi lascio gli avannotti per cinque copeche. Vermetti non ne volete?»

Il venditore ficca una mano nel secchio e con le sue rozze e ruvide dita ne estrae teneri avannotti o una carpa grossa come un’unghia. Accanto ai secchi ci sono lenze, ami, canne e dei vermi di palude che prendono, al sole, riflessi rosso fuoco.

Vicino ai carri con gli uccelli e ai secchi con i pesci passa un vecchio amatore in berretto di pelo, occhiali con la montatura in acciaio e soprascarpe di gomma simili a due corazzate. E’, come lo chiamano qui, un «tipo». Non ha una sola copeca in tasca ma, ciò nonostante, mercanteggia, si agita e assilla i compratori con i suoi consigli. In un’oretta riesce a passare in rassegna tutte le lepri, tutti i piccioni e i pesci, ad esaminarli nei minimi particolari, e quindi a stabilire per ognuna di queste bestie la specie, l’età, il prezzo. Cardellini, carpe e avannotti lo attraggono come un bambino. Mettetevi a parlare con lui, per esempio, dei merli, e quell’originale vi racconterà cose che non troverete in nessun libro. Ve le racconterà con entusiasmo, con passione, e, per giunta, vi rimprovererà la vostra ignoranza. Sui cardellini e sui fringuelli è pronto a parlare all’infinito sbarrando gli occhi e agitando forte le braccia. Qui, in piazza della Pompa, lo si può incontrare soltanto durante la stagione fredda; l’estate, invece, la passa non so dove fuori Mosca, adesca le quaglie col richiamo e pesca con la lenza.

Ed ecco un altro «tipo»: un signore alto alto e magro magro con gli occhiali scuri, sbarbato, con in testa un berretto con la coccarda, simile ad uno scrivano dei vecchi tempi. E’ un amatore: ha un grado elevato è insegnante di ginnasio e ciò è noto agli assidui della Pompa, che lo trattano con rispetto, lo accolgono con inchini e hanno perfino coniato per lui un titolo speciale: «Vostro Pronome». Al mercato della torre Suchareva fruga tra i libri e in quello di Piazza della Pompa cerca dei piccioni.

«Favorite!» gli gridano i venditori di colombi. «Signor professore, Vostro Pronome, rivolgete la vostra attenzione ai torraioli! Vostro Pronome!»

«Vostro Pronome!» gli gridano da varie parti. «Vostro Pronome!» ripete da qualche parte sul viale un ragazzetto.

E «Vostro Pronome», che evidentemente ha ormai fatto l’abitudine a questo titolo, con aria seria, severa, prende nelle mani un piccione; sollevandolo sopra la testa, incomincia ad esaminarlo e, nel far ciò, si acciglia e si fa ancora più serio, pare un cospiratore.

E la Pompa, questo pezzettino di Mosca dove si amano così teneramente gli animali e dove tanto li si tormenta, vive la sua piccola vita, si agita e rumoreggia, e gli uomini di affari e le persone devote che passano per il viale, là davanti, non capiscono perché si sia radunata quella folla di persone, quella variopinta mescolanza di berretti di pelo, di berretti con visiera e di cilindri, e non comprendono di che cosa parlino lì, in che cosa commercino. ❞

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Tra il 1880 e il 1899 Anton Čechov scrive migliaia di pagine di racconti: leggerne uno soltanto è apprezzare che un granello della sua produzione. Nei link sottostanti trovate l’elenco con le maggiori edizioni delle raccolte di racconti di Čechov.

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3 thoughts on “FRAMMENTI DI LIBRI

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