Se dovessi scegliere un concetto dell’Arte Contemporanea che mi ha permesso di apprezzarla sempre più di altre fasi della Storia dell’Arte, è il concetto di invenzione.

Invenzione perché, se si pensa al lunghissimo periodo da cui l’Uomo risiede sulla Terra e crea opere d’arte, tra semplici statuette come la Venere di Willendorf, sculture come i Bronzi di Riace, affreschi come nella Camera degli Sposi, quadri come le Ninfee di Monet, al giorno d’oggi rimane ben poco da creare. La banca dati della Storia dell’Arte è ormai satura.

L’invenzione, così, nasce quando l’Arte e gli Artisti sono costretti in qualche modo a riflettere su sé stessi. Ciò che ne esce è una nuova interpretazione della materia stessa, della specie umana e del mondo che la circonda.

Chinese artist Li Hongbo uses an iron needle to remove dust from a paper sculpture work on the outskirts of Beijing

Li Hongbo, nel suo percorso artistico rappresenta tutto questo. Da editore arriva ad essere un artista contemporaneo, re-inventandosi.

Probabilmente, fosse nato in Italia e durante il Rinascimento, di lui vedremmo sculture in marmo bianco di Carrara. Invece, è nato nel 1974, nella provincia cinese di Jilin, e ha lavorato per diverso tempo nelle case editrici. Ed è dall’editoria che nasce tutto. Abituato a maneggiare, scegliere, studiare la carta per le pubblicazioni, a conoscerne tutte le caratteristiche, ha iniziato a interpretarla in maniera del tutto particolare. Partendo da un’idea di stasi, che trasmette la carta e il libro stampato – scripta manent – ha reinventato il materiale e l’ha reso dinamico, mobile, vivo. Ed è per questo suo amore, che di lui vediamo sculture di carta.

“Nelle mie opere, mi piace usare soggetti che vediamo spesso, abbastanza ordinari, abbastanza naturali. In questo modo, risultano più familiari. All’inizio, non pensi che possano muoversi, ma appena li apri o li provochi al movimento, scopri la loro diversità. E questa trasformazione può avere un forte impatto.

Le mie sculture possono muoversi, allungarsi, diffondersi, arrotolarsi e piegarsi, contrarsi, fare qualsiasi cosa.”

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Li Hongbo produce opere che coniugano Arte Antica e Contemporanea. I suoi soggetti sono per lo più del periodo classico, ma non mancano quelli assolutamente moderni. Le sue sculture, costituite di carta e colla, basandosi sulla disposizione a nido d’ape tipica delle decorazioni e lanterne cinesi fabbricate durante le feste, sono composte da fogli su fogli. Ciò permette loro di potersi distendere, deformare, allungare.

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Hongbo si definisce “uno scultore tradizionale“, al di là delle opere di puro design, ci tiene a precisare che la sua Arte è un’arte entro gli schemi, pur deformandoli. Vedere un busto cambiare forma, come quello del David qui sopra, dà però l’idea di una tradizione rivista, amata ma sconsacrata, che viene citata ma anche e soprattutto superata.

Dà sfogo all’idea di libertà: nulla di quello che è fermo lo è realmente, nulla è intrappolato, né l’inchiostro sulla carta, né il marmo di una scultura. Tutto è vivo.

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2 thoughts on “Li Hongbo: l’editore che si reinventa scultore

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  2. L’ha ribloggato su Il Canto delle Musee ha commentato:
    Avevo già visto in tv qualcuna delle sue opere e ritengo che il suo genio creativo sia notevole,visti i tempi di scarse idee.Un rifarsi al classico in maniera innovativa ed originale con un materiale che tutti conosciamo più superficialmente e che inaspettatamente ci ha strabiliato con questo insolito impiego. Un post interessante che mi permetto di rebloggare,ringraziando l’autrice Ilaria Colucci.

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