FARMHOUSE BETWEEN AULETTA AND POTENZA BASILICATA ,1963

CRISTO SI E’ FERMATO A EBOLI – CARLO LEVI

❝ In questa atmosfera luminosa passavo le mie ore, protetto dagli angoli la notte, e dalla sapienza stregoneria di Giulia durante il giorno. Curavo i malati, dipingevo, leggevo, scrivevo, in quella solitudine abitata dagli spiriti e dagli animali. Riuscivo a tenermi lontano, il più possibile, dagli intrighi e dalle passioni dei Signori, restando in casa quasi tutto il giorno. Ma li incontravo sempre la mattina, quando dovevo andare in municipio per la firma, e passavo sotto il balcone della scuola, dove don Luigino fumava con le bacchette in mano e dopo colazione, quando andavo a prendere il caffè dal dottor Milillo, e soprattutto la sera, alla riunione generale per l’arrivo della posta e dei giornali. Anche il mese di ottobre, con i suoi giorni uguali, era passato: erano venuti i primi freddi, e le piogge: ma il paesaggio non era rinverdito, ed era rimasto identico, nel suo squallore bianco-giallastro. Uscivo spesso, nelle belle giornate, a dipingere: ma lavoravo soprattutto in casa, nello studio o sulla terrazza.

Dipingevo molte nature morte, e facevo spesso posare i ragazzi, che avevano preso l’abitudine di venirmi a trovare, e mi giravano tutto il giorno per casa. Avrei voluto dipingere anche ritratti dei contadini: ma gli uomini avevano da fare nei campi, e le donne se ne schermivano, per quanto lusingate dalle mie richieste. Anche la Giulia, se le chiedevo di posare, non aveva mai tempo: capii che c’era qualche oscura ragione che la impediva. La Giulia mi considerava il suo padrone, e non avrebbe detto di no a nessuna mia domanda; anzi, spesso, con estrema naturalezza, prendeva l’iniziativa di servigi che non avrei mai pensato di richiederle. Aveva fatto venire da Bari una bigoncia di ferro smaltato per farci il bagno; e la mattina la portavo nella mia camera da letto per lavatrici, chiudendo la porta della cucina, dove la donna col suo bambino stava in faccende. la cosa pareva molto strana alla Giulia che un mattino aprì la porta, e senza mostrare di scandalizzarsi della mia nudità, mi chiese come mi fosse possibile fare il bagno senza che nessuno mi insaponasse la schiena, e mi aiutasse ad asciugarmi. Non so se fosse stata abituata dal prete a questo servigio, o se fosse un’antica tradizione, venuta dai tempi omerici, quando le donne lavavano e ungevano d’olio i guerrieri; ma certo, da allora, non potei evitare che la mia schiena fosse insaponata e massaggiata dalle sue dita ruvide e robuste. La strega si stupiva anche che io non le chiedessi di fare all’amore. – Sei ben fatto, – mi diceva, – non ti manca nulla -. Ma non insisteva, né diceva niente di più, abituata, in questo, a una animalesca passività, e rispettava la mia freddezza, che doveva certamente avere le sue ragioni misteriose. Si limitava, tutt’al più, a lodare le mie bellezze: – Quanto sei bello, – diceva, – quanto sei bello grasso -. L’essere grasso è qui il primo segno di bellezza, come nei paesi d’oriente; forse perché per raggiungere la grassezza, impossibile ai contadini denutriti, è necessario essere Signori e potenti. La Giulia dunque era disposta per me a qualunque servigio, e tuttavia, quando le chiedevo di posare, che le avrei fatto il ritratto, si rifiutava come di cosa impossibile. Capii allora che la sua ripugnanza aveva una ragione magica, ed essa stessa me lo confermò. Un ritratto sottrae qualcosa alla persona ritratta, un’immagine: e, per questa sottrazione, il pittore acquista un potere assoluto su chi ha posato per lui. E’ questa la ragione inconsapevole per cui molta gente ripugna anche dal farsi fotografare. La Santarcangelese, che viveva addirittura bel mondo della magia, aveva paura della mia pittura: e non tanto perché io potessi adoperare la sua figura dipinta, come una statua di cera, per qualche malvagia stregoneria ai suoi danni, quanto proprio per l’influsso e la potenza che io avrei esercitato cavando da lei un’immagine, come lo esercitavo cavando da lei un’immagine, come lo esercitavo certamente su persone e cose e alberi e paesi, con le pitture che andavo facendo ogni giorno. Io capii anche che, per vincere questo suo timore magico, avrei dovuto adoperare una magia più forte della paura; e questa non poteva essere che una potenza diretta e superiore, la violenza. La minacciai dunque di batterla, e ne feci l’atto, e forse anche qualcosa di più dell’atto: le braccia della Giulia, del resto, non erano certamente robuste delle mie. Appena vide e sentì le mani alzate, il viso della Giulia, si così di uno sfavillio di beatitudine e si aperse ad un sorriso felice a mostrare i suoi denti di lupo. Come prevedevo, nulla era più desiderabile per lei che di essere dominata da una forza assoluta. Divenuta a un tratto docile come un agnello, la Giulia posò con pazienza, dimenticò i ben giustificati e naturali timori. Così potei dipingerla, col suo scialle nero che le incorniciava l’antico viso  giallo di serpente. ❞

Basilicate. Matera.

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Il titolo viene proposto in diverse edizioni appartenenti a differenti case editrici. In immagine a sinistra, una delle più recenti, edita da Einaudi per la collana Super ET. Nei link sottostanti troverete dunque la lista dei vari titoli acquistabili su Internet.

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2 thoughts on “FRAMMENTI DI LIBRI

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