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Book Crossing:

s. ingl., in it. s.m., invar. ∼ Scambio di libri effettuato lasciando la copia di un volume già letto in un luogo pubblico, a disposizione di altri lettori. ♦ Propr. “scambio di libri” || 2002.


Quando si sente parlare di bookcrossing, forse a causa dell’inglesizzazione della parola, si collega automaticamente questo termine a una pratica degli ultimi tempi e, magari, troppo particolare per poterne prendere parte.

Invece, no.

Nonostante il termine in Italia compaia e diventi di largo utilizzo solo nel 2002, il bookcrossing, nasce nella lontana Grecia Antica.

Dunque, cos’è? Come funziona? E perché mai dovremmo portare avanti questa pratica?


Per poter rispondere a tutte queste domande occorre partire dall’inizio, ovvero, da dove tutto è iniziato: 310 a.C..

Immaginiamo di avere davanti agli occhi una cartina della Grecia Antica; e, immaginiamo di poter ingrandire la sua immagine in un luogo a scelta, su cui ora poggeremo il nostro indice. Lo poggiamo lì dove spicca fra tutti il nome della polis più importante, Atene. Bene, ora possiamo osservarla più da vicino: ne osserviamo il verde della vegetazione; ma in tutto questo verde, del bianco colpirà i nostri occhi riflettendo la luce del sole che batte sulle costruzioni. Si staglia davanti a noi la città in tutto il suo brulicare di persone, incontri e separazioni. Il mercato, l’agorà, i templi, le piccole abitazioni. Più lontano, i pascoli che salgono la petrosa campagna. Ma concentriamoci in quel brulicare di uomini. Noteremo un grosso capannello di gente che si dirige presso il luogo dove ha sede la scuola peripatetica di Aristotele. Aristotele, però, è già morto da dodici anni, e troviamo così, a capo della scuola, Teofrasto. E’ filosofo, ma è anche, come la maggior parte dei greci, un uomo amante del sapere e del mondo che lo circonda. Non è raro incontrarlo discutere di botanica, di fisica o di scienze naturali. Ed è proprio grazie a uno studio delle scienze naturali e della fisica dei fluidi, che nasce il bookcrossing.

Teofrasto cercò di dimostrare come il Mar Mediterraneo fosse formato dall’afflusso di acque dall’Oceano Atlantico, gettando in mare delle bottiglie sigillate che contenevano dei propri scritti. Da qui il proverbiale: messaggio nella bottiglia. Che poi il filosofo non avesse intenzione di dare vita a una vera e propria iniziativa di scambi tra persone di stati differenti – nonostante la condivisione delle proprie conoscenze giocasse un ruolo rilevante nella faccenda – ma stesse solo portando avanti un esperimento, poco importa. Fu così che nacque, grazie a dei messaggi, una bottiglia di vetro ed un tappo, una comunicazione con qualcuno oltreoceano. Quel qualcuno, avrebbe potuto in qualsiasi momento, aprire la bottiglia, una volta trovata, ed arricchirsi grazie al colto messaggio contenuto al suo interno.

Bookcrossing significa cedere un libro, possibilmente con propri commenti all’interno, a qualcuno che non si conosce e probabilmente non si incontrerà mai. Rientra nella pratica del rendere “tutto il mondo una biblioteca”, lasciando libri ogni dove perché siano ritrovati, letti, amati e commentati da qualcun altro. Una sorta di staffetta invisibile in cui i libri fanno da testimone. Ciò che si vince, in questa strana staffetta, è la salvezza della letteratura, che è bene comune e molto spesso finisce in soffitta per colta della tecnologia.

Dall’epoca di Teofrasto però, ne è passata di acqua sotto i ponti – e anche di messaggi in bottiglia. Tant’è che nel 2001, i coniugi Hornbaker, hanno deciso di dare il via ad un’iniziativa planetaria che pur avendo come scopo la spinta alla lettura, usufruiva dei sistemi moderni di tracciamento via web. Hanno coniato il termine che tutt’ora utilizziamo (ed è per questo che solo nel 2002 è entrato nel lessico comune in Italia) e hanno aperto un sito:

 bookcrossing22            http://www.bookcrossing.com         bookcrossing22

Tramite questo sito sono rintracciabili attraverso un codice tutti i libri che fanno parte dell’iniziativa. Tutti possono partecipare e qualsiasi libro è il benvenuto. Bastano pochi e semplici step:

  1. Completare la registrazione sul sito, in cui vi verrà fornito il codice identificativo del vostro libro;
  2. Apporre il codice all’interno del volume;
  3. Scegliere il luogo dove lasciarlo e infine, depositarlo.

Se mai qualcuno troverà il vostro libro o voi ne troverete uno per le vie della vostra città, allora potrete grazie al codice, inserendolo sul sito, scoprire tutto il viaggio fatto dal piccolo volume tra le vostre mani.

Sono nate però, negli ultimi anni, tante iniziative riguardo il bookcrossing che permettono uno scambio “senza intoppi”: in molti comuni e rispettivi punti delle città partecipanti, sono sorti dei piccoli centri in cui poter portare i vostri libri, che non volete più o semplicemente desiderate condividere, che verranno introdotti nell’avventura del bookcrossing donandogli una nuova vita grazie a nuovi lettori.

Queste iniziative riguardano ormai quasi tutt’Italia, dalle maggiori città a quelle più sensibili all’argomento; parliamo di Roma, Milano, Genova, Napoli, ma anche Caserta, Siracusa, Padova, Verona, Senigallia, Viareggio – si può dire che il fenomeno bookcrossing si sia espanso ormai a macchia d’olio.

Perché prenderne parte? è l’ultima domanda a cui rispondere.

Per permettere alla letteratura di non morire sotto al peso della tecnologia, dandogli una nuova chance attraverso lo scambio, il passaggio di lettore in lettore, creando un nuovo interesse attorno ad essa con la curiosità di un oggetto trovato per caso, una sorpresa inaspettata che cambia la giornata. Perché così si creerà un’invisibile catena di esperienze umane, che si intrecciano e si toccano, si influenzano senza mai conoscersi veramente. E, semplicemente, perché è giusto; bisogna creare nuovi lettori a cui tramandare conoscenze, momenti vissuti, esperienze e sentimenti, creare generazioni con la curiosità di scoprire il passato e il futuro attraverso non solo con il minimo sforzo, digitando una frase su internet, ma educandoli attraverso la lettura che non sempre si dimostra semplice come una ricerca su Google. Scoprire un libro su una panchina o sul bus forse si può rivelare anche per loro più interessante che sbloccare lo schermo e trovare 3 nuove notifiche.

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15 thoughts on “Bookcrossing: cos’è, come funziona e perché.

  1. Attenzione: Ogni intervento all’interno del sito non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.

  2. Sono una corsara salernitana di 60 anni.
    Sei mica “Picchio” del forum di BC??
    Ti avevo lasciato un commento: ieri sera Word press si è impallato..
    Per diverse ore.
    Una cara amica che ha un blog mi ha comunicato che i miei commenti eran finiti nello spam.
    .
    Controlla la casella dello spam, grazie

    1. Ciao Marzia! No, non sono registrata al forum italiano, di cui, ammetto l’ignoranza, non conoscevo nemmeno l’esistenza. Recupero subito dando una sbirciatina, però 🙂
      Che bello conoscere qualcuno che si è impegnato in maniera pratica al Bookcrossing nella propria città! È ben conosciuto il servizio del Bookcrossing a Salerno? Ci sono giovani che ne usufruiscono? (Sì era tutto finito nella casella Spam! Ma ho recuperato i commenti)

      1. Facevo una analisi con due mie amiche corsare, una vive e lavora in Irlanda,.
        Il forum del Bc sta vivendo in Italia un momento di decadenza: è deserto o quasi.
        Ora vivo in un paesino con mio marito nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA).
        Per inciso, una delle mie due nuore è di Portogruaro e vivono lassù con mio figlio ( ora ingegnere alla De Longhi).
        Si son sposati il 25 aprile scorso e io son salita due volte, che sfacchinata!!

        Qua in provincia di Salerno ho tentato con il Bc, ma senza successo.
        Non mi risulta che Salerno abbia fatto o faccia granchè.
        Napoli sì.
        Ci si riunisce ogni anno ( mi pare si chiamino MUNZ)..
        http://forum.bookcrossing-italy.com/viewtopic.php?f=13&t=26691

        Sì, giovani sì, disseminati per l’Italia.
        Credo che nel Venetop ci siano..ma non so dirti di più.
        Le mie amiche son di Perugia e han figli o di Pescara.
        Però è stato per me emozionante vedere libri miei andare in Marocco e perfino nella Scandinavia.

        1. Lo immagino, é anche condividere una parte di sé, donare un libro, partire in viaggio con lui per i posti in cui è destinato!
          Ho capito, che peccato. Bene per Napoli, invece. Speriamo che il movimento prima o poi inglobi tutte le città limitrofe. Per quanto riguarda il Veneto, la cosa è piuttosto attiva, ma con il calo che l’editoria in generale sta avendo, comunque manca di attenzione rispetto ai tempi passati. Nella mia città (Verona) abbiamo diversi centri appositi, sparsi in tutti i borghi e province. È abbastanza capillare e sembra funzionare. La mia generazione sembra però forse l’ultima capace si apprezzare questo servizio… I più giovani non sono molto sensibili, hanno interessi differenti.

    1. Sì, immagino sia difficile donarli. 😅Anche per me, alcuni, sono sacri. Il Bookcrossing può essere però una valida alternativa quando ci si deve “liberare” di alcuni libri per qualche motivo (trasloco, mancanza di posto in casa, necessità di spazio per nuovi libri…). Invece di farli finire nel cassonetto della carta, penso sia una possibile e buona cosa portarli in un centro di Bookcrossing, o anche solo donarlo a un circolo di anziani, un doposcuola per bambini, alla parrocchia del posto o, se il libro non è già presente negli archivi, alla biblioteca comunale. Diciamo però, che lasciarlo in una biblioteca o nel servizio Bookcrossing ti permette di essere sicuro che quel libro finirà in mani esperte di libri 😁

  3. L’Italia non è un Paese di generosi… il bookcrossing da noi funziona quasi esclusivamente tramite bookrings.
    Certo, qualcuno “libera” lo stesso. Ma chi raccoglie poi non mantiene traccia. Basta dare un occhio alle schede per notare dei buchi di anni tra la messa in libertà e un ritrovamento.
    Peccato, da noi manca la cultura giusta per poter portare avanti iniziative lodevoli come questa

    1. Sì, hai ragione su quanto funzionino meglio i bookrings, e hai ragione anche sulla cultura diversa. Ho amici di altri paesi europei, con la passione per la lettura come me, che mi raccontano del loro libro che ha preso il volo fino al Canada o di quanto nelle loro città i giovani siano ancora molto attivi su questo fronte. Forse bisogna inventarsi qualcosa di nuovo per riuscire a catturare l’attenzione delle nuove generazioni, ma anche di quelle vecchie, di fronte a questo nostro mondo 🙂

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