Prima dell’invenzione degli sms, della restrizione dei 140 caratteri, di WhatsApp e delle e-mail, l’amore non percorreva linee wi-fi o cavi elettrici.

large-33

Viaggiava per treni e aeroplani, in giganteschi sacchi, racchiuso in buste di carta, sigillate dalla colla inumidita di saliva. A volte, insospettabilmente, chiuse definitivamente da un piccolo bacio.

L’amore, quando ancora si scrivevano lettere e si attendevano mesi per un ritorno, eternità sospese nella risposta ad un ti amo, andava così:

 ❝ Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli, affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria.
Se tu sapessi tutto quello che vedo! Tutto quello che sento! Tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l’anima degli altri viaggia sulla musica.
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti, dalle foglie e dalla pelle umana.
Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su un cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell’azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi. ❞

                (Lettera di Charles Baudelaire a Jeanne Duval)

Quando ci si addentra nel decisamente nebbioso mondo psicologico che è la vita di Charles Baudelaire, si incontrano necessariamente tre figure femminili: sua madre, Caroline Dufays, che sarà il punto di inizio (colei da cui è stato generato) e il punto d’arrivo (colei da cui vuole tornare prima di morire), e anche il nocciolo del suo complesso edipico; Apollonie Sabatier, la musa, la bohémienne degli anni ’50 dell’Ottocento, la Presidente – così la chiamerà Gautier – del proprio salotto letterario e culturale. La donna del poema A colei che è troppo gaia e del Les Fleurs du mal, ma anche la protagonista di una passione epistolare, fatta di lettere anonime colme di sentimento, segretamente inviatele dal poeta; E infine, Jeanne Duval, detta Venere Nera, la donna della vita di Baudelaire. A lei saranno dedicati versi in 6 poemi. Sarà per vent’anni il punto cardinale dell’esistenza del poeta, nel bene e nel male, nonostante il rapporto tempestoso. Rimarranno uniti nella salute e nella malattia: colti dallo stesso male, sarà però Baudelaire il primo a spirare.

Jeanne_Duval

Jeanne Duval di Edouard Manet, 1862

Si dice sia dalla scissione che nascano le arti: è un tendere al completamento, l’espressione poetica e artistica. E ciò è sicuramente quel che trasmette la storia d’amore tra Frida Kahlo e Diego Rivera.

635615419971948611-rivera27

      Frida Kalho ed il marito Diego Rivera

 ❝ La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle.
Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.
La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore. ❞

(Frida Kalho a Diego Rivera)

Non è detto che l’amore intenso sia racchiuso solo nelle lettere inviate: quelle mai spedite, a volte, nascondono in sé i segreti di un amore viscerale, di una sofferenza profonda nell’amare l’altro, ma anche paura e pudore. Questa lettera, infatti, non fu mai spedita a Rivera. E’ un tassello di una storia d’amore lontana che dopo anni si svela e racconta qualcosa di intimo e nuovo di due persone che hanno condiviso la vita assieme e hanno creduto nella potenza artistica dei loro sentimenti.

An_die_Unsterbliche_Geliebte_01

                                        Una delle lettere all’amata immortale di Beethoven

❝ Buon giorno, 7 Luglio
a letto i miei pensieri sono già rivolti a te, mia amata immortale, ora lieti, ora di nuovo tristi, nell’attesa che il destino esaudisca i nostri desideri – posso vivere soltanto unito strettamente a te, non altrimenti, sì, ho deciso di errare lontano finché non potrò volare nelle tue braccia e sentirmi perfettamente a casa accanto a te e lasciando che la mia anima, circondata dal tuo essere, entri nel regno degli spiriti – purtroppo così deve essere – ti rassegnerai, tanto più conoscendo la mia fedeltà verso di te, nessuna altra donna potrà mai possedere il mio cuore, mai – mai – O Dio perché doversi allontanare dall’oggetto di tanto amore, la mia vita a V. è ora miserevole – il tuo amore ha fatto di me il più felice e nello stesso tempo il più infelice degli uomini – alla mia età avrei bisogno di vivere in modo uniforme senza scosse – ma è ciò possibile nella nostra situazione? – Angelo mio, mi dicono ora che la posta funziona tutti i giorni – quindi chiudo affinché tu possa ricevere la lettera al più presto – sii calma, solo contemplando con serenità la nostra esistenza potremo raggiungere il nostro scopo di vivere insieme – sii calma – amami – oggi – ieri – Quanta nostalgia, quanto rimpianto di te – di te – dite – mia vita – mio tutto – addio – ti prego continua ad amarmi – non smentire mai il cuore fedelissimo del tuo amato.
L. ❞

(Ludwig van Beethoven alla sua amata immortale)

Anche questa lettera di Beethoven appartiene alle lettere mai inviate. Furono ritrovate dopo sua morte in una credenza e risalgono al 1812. Certi amori, come questo, non lasciano traccia. Nascono e svaniscono nell’oscurità: come arrivano, si dileguano, senza permettere a nessuno di comprenderli e ammirarli. Rimangono unica proprietà dei due amanti, per sempre scrigni di un segreto solo loro. Rimane inoltre segreta, tutt’oggi, l’identità dell’amata immortale.

❝ Certo, il mio amore per te è nato come una pro­te­sta di in­di­vi­dua­li­sta (e quindi d’altera so­li­tu­dine) pro­te­sta con­tro tutto un clima mosso da un bi­so­gno pro­fon­dis­simo, ma con un si­gni­fi­cato ge­ne­rale, una le­zione per tutti, di non-rinuncia, di co­rag­gio alla fe­li­cità. Come que­sta le­zione si tra­durrà nell’opera crea­tiva è an­cora da vedersi. (…)

(…) Se mi man­casse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgo­mi­to­le­rebbe addosso. (…)

(…) Tu sei un’eroina di Ib­sen, io mi cre­devo un uomo di Ce­chov. Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Ce­chov hanno la pa­te­ti­cità e la no­biltà de­gli scon­fitti. Io no: o vinco o mi an­nullo nel vuoto in­co­lore. E vinco, vinco, sotto le tue frustate. (…)

(…) No, cara, non hai nulla dell’eroina dan­nun­ziana, sei una grande donna pra­tica e co­rag­giosa, che si muove da re­gina e da amaz­zone e tra­sforma la vita più ac­ci­den­tata e dif­fi­cile in una me­ra­vi­gliosa ca­val­cata d’amore. (…)

(…) Ho la tua let­tera dal treno – Cara, amore – Ho sem­pre un’apprensione quando apro una tua let­tera e uno slan­cio enorme di gra­ti­tu­dine e amore leg­gendo le tue pa­role d’amore. Il ri­tratto del gio­vane P.P. [Pier Paolo Pa­so­lini, ndr] è molto bello, uno dei mi­gliori della tua vena ri­trat­ti­stica, di que­sta tua in­tel­li­genza delle per­so­na­lità umane fatta di di­scre­zione e ca­pa­cità di in­ten­dere i tipi più di­versi, que­sta tua gran dote lar­ga­mente pro­vata nei coe­ta­nei. È la stessa dote che por­tata all’estremo ac­ca­ni­mento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sor­pren­denti quando parli con me di me che ti sto a sen­tire a bocca aperta, ab­ba­ci­nato in­sieme d’ammirazione per l’intelligenza, o in­con­fes­sa­bile nar­ci­si­smo, e di gra­ti­tu­dine amorosa. (…)

(…) Ho più che mai bi­so­gno di stare fra le tue brac­cia. E que­sto tuo ghi­ri­bizzo di ci­vet­tare che ora ti ri­pi­glia non mi piace niente, lo giu­dico un’intrusione di un mo­tivo psi­co­lo­gico com­ple­ta­mente estra­neo all’atmosfera che deve re­gnare tra noi. Gioia cara, vor­rei una sta­gione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e vo­glia di scri­vere cose lim­pide e fe­lici. Una sta­gione e non la vita? (…)

(…) Ora ba­sta, per­ché ho co­min­ciato così que­sta let­tera, io vo­glio scri­vere del no­stro amore, vo­glio amarti scri­vendo, pren­derti scri­vendo, non al­tro. È forse an­che qui la paura di sof­frire che prende il so­prav­vento? Cara, cara, mi co­no­sci troppo, ma no, troppo poco, devo an­cora farmi co­no­scere da te, devo an­cora sco­prirmi a te, stu­pirti, ho bi­so­gno di farmi am­mi­rare da te come io con­ti­nua­mente ti am­miro. Sto scri­vendo una cosa su Tho­mas Mann per il Con­tem­po­ra­neo – sotto forma di let­tera – su cosa si­gni­fica per me il suo at­teg­gia­mento d’uomo clas­sico e ra­zio­nale al co­spetto dell’estrema crisi ro­man­tica e ir­ra­zio­nale del no­stro tempo. Sono temi che ri­tor­nano pun­tual­mente nella cul­tura e nell’arte con­tem­po­ra­nea come nella mia vita: il mio rap­porto con Pa­vese, o la co­scienza della poe­sia, il mio rap­porto con te, o la co­scienza dell’amore. (…) ❞

(Italo Calvino a Elsa de’ Giorgi)

Calvino (1)

Lo scrittore Italo Calvino

A chi non è mai capitato di incontrare dopo anni un amico di vecchia data e scoprirlo inaspettatamente diverso? E’ questo che avviene se si legge qualche decina delle – oltre quattrocento – lettere dello scambio epistolare tra Calvino e la sua amata contessa. Si incontra una persona intima, privata, del tutto inaspettata. Si vede il suo ombelico, la sua essenza: un lato nascosto ma pur sempre fondamentale.

 ❝ La tua lon­tanza s’ in­se­ri­sce in que­sta si­tua­zione come qual­cosa di sim­bo­lico. La tua iden­ti­fi­ca­zione col sole non è ca­suale. Bi­so­gna che ti rag­giunga al più pre­sto e che que­sta tri­stezza, che non è, di­rei, psi­co­lo­gica ma quasi me­ta­fi­sica, si dis­sipi… Dopo que­sta let­tera ar­rivo io. Ti ab­brac­cio e desidero. ❞

La parte più dolce è proprio questa “Dopo questa lettera arrivo io.”; un amore è come un filo: gli amanti tengono ognuno un capo – citando Montale e la sua Casa dei Doganieri  e sapere che uno dei due, per tagliare la distanza, in fretta si riavvolge su quel filo fino al proprio amato, lascia nel cuore la dolcezza dell’attesa. Proprio come quella per l’arrivo di una lettera.

Annunci

3 thoughts on “L’amore al tempo della carta e dell’inchiostro

  1. Attenzione: Ogni intervento all’interno del sito non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...